Akira

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Autore: Katsuhiro Otomo
Anno: 1982
Edizione originale: Kodansha
Edizione locale: Panini Comics
Trama: Trama

Ci troviamo nell'anno 2030, nella città di Neo-Tokio, distrutta e ricostruita al termine della Terza Guerra Mondiale. Una banda minorile di motociclisti, capeggiati da Kaneda, si imbatte in un misterioso gruppo di militari, comandati da un enigmatico colonnello

Immagine

Particolari:
Ciò che più colpisce in Akira è l'incredibile cura del disegno: negli albi domina un'attenzione maniacale per i dettagli tecnici, che appartengano ad aerei, carriarmati, navi, elicotteri, cannoni laser o satelliti.
Il futuro di Akira è ipertecnologico, duro, violento, che non ha pietà per i deboli, che schiaccia inesorabile chi non accetta di conformarsi. Kaneda ed i suoi amici potrebbero tranquillamente ritrovarsi tra le pagine di un romanzo cyberpunk: sono ragazzi che lottano, ribelli, vittime ed allo stesso tempo cultori di violenza; il futuro ha chiuso loro la porte in faccia, ed essi devono aprirsi la strada con le unghie e con i denti, sapendo che nulla mai gli sarà concesso gratis.

Edizione italiana:
Gli albi di Akira compiono un tragitto lunghissimo per giungere agli appassionati italiani: gli originali giapponesi vengono dapprima esportati in America, dove subiscono una parziale rielaborazione (ad esempio l'ordine delle vignette viene invertito, diventando sinistra-destra, alto-basso). Poi gli albi passano in Francia, dove vengono tradotti dalla Glenat; questa casa editrice li rivende infine in Spagna ed in Italia.
Conseguenza di questa odissea, non di rado le pagine di Akira conservano ancora traccia dei tanti ritocchi, ed a volte ciò ne rende ardua la lettura. Esempio tipico, i dialoghi frammentati, i balloons in disordine, addirittura i nomi di alcuni personaggi che variano da un albo all'altro.
Altra curiosità , i suoni traslitterati. Le ripetute traduzioni (kanji -> inglese -> francese -> italiano) hanno generato dei fonemi del tutto particolari per indicare gli effetti sonori. Capita ad esempio che in Akira le raffiche dei mitra suonino come "budda-budda-budda", gli allarmi come "aoga-aoga", i lamenti dei feriti come "lub-dub", ed il rombo delle onde del mare, inspiegabilmente, come "ong-ong".
È questo un effetto singolare, ma che non affligge il solo Akira. È infatti sorprendente scoprire come gli stranieri traslitterino diversamente alcuni suoni che a noi sembrano scontati. Esempio classico, il canto del gallo, che per gli italiani è il tradizionale "chicchirichi", mentre nei fumetti francesi è sempre e comunque un enigmatico "coccoriccò"!

Note sul film:
il film di Akira, edito in occidente da MultiVision, presenta notevoli differenze dal fumetto. Innanzitutto, ovviamente, ha subito numerosi tagli. Sul mercato ne sono presenti diverse versioni, ciascuna di durata totale differente. Esiste una versione di Akira con colonna sonora sinfonica, un'altra di tre ore, un'altra ancora che raggiunge le quattro ore.
La versione più diffusa presenta numerose variazioni nella trama, dovute ai tagli. La più importante di tutte: il personaggio di Akira non è neppure presente. Quando Tetsuo distrugge il bunker criogenico in cui si suppone che il bambino debba essere custodito, tutto ciò che trova è una serie di provette, campioni di sangue e tessuto cerebrale, unici resti di un Akira vivisezionato dai militari terrorizzati, incapaci di gestire il mostro che loro stessi hanno creato.

L'autore:
Katsuhiro Otomo (nato nella prefettura di Miyagi, 400 chilometri a nord/est di Tokyo, Giappone, il 14 aprile 1954)
Cominciò la sua cariera di fumettista (mangaka) pubblicando storie brevi a metà degli anni 70.

Fra il 1980 e il 1982 realizzò "Domu" (Incubi), primo lavoro più esteso, di circa 200 pagine (ancora breve per gli standard giapponesi) che ottenne il premio "SF Grand Prix" per la migliore opera di fantascienza (premio che fino ad allora si era concesso solo a romanzi).
Nel 1984 iniziò la sua opera più importante: "Akira", un poderoso racconto costituito da più di 2000 tavole che oltre a renderlo conosciuto internazionalmente, lo tenne impegnato per dieci anni, con la sovrapposizione di altri lavori. Dopo "Akira", realizzò principalmente sceneggiature per altri, tra cui "La leggenda della madre Sarah" e "World Apartamente Horror".

Nei primi anni 80, Otomo lavorò molto attivamente in altri campi, realizzando illustrazioni pubblicitarie (la più celebre fu per la Canon T70 nel 1984), illustratore di scenari, character design, animazioni brevi, ecc... Nel 1988 iniziò l'adattamento cinematografico di "Akira" che lo vide impegnato come sceneggiatore e regista.Purtroppo la qualità è dell'anime di Akira non è allo stesso livello del celebre manga, la trama non è completamente fedele all'opera, ed è parere di tutti che l'aver sintetizzato male un'opera cosi monumentale e imponente, sia stato un'errore e un fallimento ( almeno creativo, non di pubblico). Fra i lavori successivi al mastodontico progetto Akira ricordiamo "Roujin Z" (1991) e una curiosa incursione nell'immagine reale con il film non d'animazione "World Apartament Horror" (1991) adattamento filmico della sua opera omonima.

è opinione di molti che dopo "Akira" la vena creativa dell'autore si sia smorzata e che spesso si sia usato il suo nome come richiamo commerciale, come nel caso di "Memories" o "Spriggan", dove la sua partecipazione fu abbastanza marginale. Nel 2001 realizzò la sceneggiatora per "Metropolis", film d'animazione tratto dall'opera manga dell'ormai scomparso Osamu Tezuka, diretto da Rin Taro. Un suo recente film (come regista) è "Steamboy".

I disegni di Akira, oltre che allo stesso Otomo, si devono agli artisti del suo team: Yatsumitsu Suetake, Satoshi Takabatake e Hiroshi Hirata. Akira, come ogni Manga che si rispetti, nasce rigorosamente in bianco e nero. Gli albi della Glenat, però, sono a colori: questi vengono aggiunti nell'edizione americana per soddisfare i gusti del pubblico yankee.
Storicamente, Otomo non segue un percorso lineare per la creazione del suo Akira. Al contrario, dopo una prima serie di albi pubblicati in Giappone, egli si dedica alla realizzazione della pellicola. Terminate le riprese, sull'onda del grande successo del film, Otomo decide di riprendere la matita e di produrre nuovi numeri del fumetto, per la gioia dei suoi fan nipponici ed americani.
da DDT, 02/01/2017
da DDT, 02/01/2017