Ghost in the shell 2 - manmachine interface

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Autore: Masamune Shirow
Anno: 1991
Edizione originale: Kodansha
Edizione locale: Star Comics
Trama: Tratto da MangaDB

Quattro anni dopo la fusione del maggiore Motoko Kusanagi col marionettista, la nuova forma di vita nata da questo incontro ha avuto modo e modo di procreare, replicandosi ed apportando in se stesso sempre nuove differenze e qualità.
Quattro anni dopo le vicende della nona sezione faremo conoscenza di Motoko Aramaki, bella (grazie tante, ha il corpo fatto di metallo) dirigente di una potente multinazionale, alle prese con un ignoto nemico responsabile di aver distrutto uno degli impianti della ditta.

Manmachine Interface potrebbe risultare, come del resto tutti i fumetti realizzati da Masamune Shirow, un po' indigesto al lettore medio, per la sua complessità e scarsa comprensibilità. Questa volta la nona sezione, le tecniche di guerriglia urbana e le armi pesanti vengono lasciate da parte, per fare spazio al cyberspazio ed alle intelligenze artificiali. Gli unici personaggi onnipresenti sono infatti Motoko Aramaki, con la sua schiera di corpi artificiali localizzati in ogni dove, ed i software senzienti di supporto che la accompagnano in ogni momento, visualizzati da lei come dei pupazzetti molto carini. Intorno, almeno fino alla fine, tutto si fa labile, ed ogni personaggio risulta essere una comparsa, uno strumento da utilizzare o un obiettivo da raggiungere. La realtà risulta qualcosa di superato, quasi meno tangibile di tutto il resto: le distanze risultano annullate nel momento in cui il corpo è solo un mezzo comandabile a distanza, e gli oggetti non hanno valore quando la vita viene trascorsa nella rete.

Il seguito di Ghost in the shell, a conti fatti, potrebbe non essere gradito dai fan della serie originale, distanziandosi di molto non nelle tematiche, quanto nell'atmosfera che ne sta alla base. È infatti lontanissimo dall'essere un poliziesco, anche se riesce a mantenere ritmi narrativi ottimi nelle guerre di hacking, nonostante vengano sempre mostrate da una singola parte.
Dal punto di vista grafico l'albo è impressionante: per due terzi a colori e per un terzo in bianco e nero, riesce a farsi apprezzare in entrambe le salse. La colorazione è stupefacente, mentre le parti non colorate risultano piene e corpose, dato il maggiore impegno nella realizzazione degli sfondi e dell'ambiente circostante, realizzato in CG nelle parti a colori, quindi risultante più piatto e scarno.

Ultima nota: l'edizione pubblicata in Italia riprende la versione giapponese Deluxe, modificata e riadattata in alcune parti, con l'aggiunta di prologo ed epilogo. La lavorazione, iniziata circa nel 1991, è stata piuttosto lunga, e probabilmente ha influito pesantemente sulla comprensibilità dell'opera.
da DDT, 02/01/2017